Molte prestigiose università in tutto il mondo hanno effettuato ricerche e analisi sperimentali riguardanti l’eccessivo utilizzo di device collegati alla rete per l’uso di social network. Ricerche che fanno suonare l’allarme e mettono in luce quanto l’uso dei social network, quali Facebook e Twitter,in dosi eccessive,  possa compromettere la salute degli utenti.

Ecco le ricerche che confermano che l’eccessivo utilizzo dei social network fa male alla salute.

Uso dei social network: la dipendenza da Facebook

Sappiamo che noi italiani trascorriamo circa il 14% della nostra giornata davanti al pc: mandando email, navigando in internet e stando sui social. In media sono 3 ore al giorno davanti lo schermo, il tablet o lo smartphone.

Secondo uno studio dell’Università di Salford, Manchester (UK), su un campione di 298 partecipanti alla ricerca, il 50% ha dichiarato che la sua vita è peggiorata da quando usa costantemente Facebook e Twitter. Entrando nel dettaglio:

  • il 67% dichiara di aver paura di perdersi qualcosa di importante non essendo sempre connesso sui social;
  • il 66% dichiara di avere difficoltà ad addormentarsi la sera, dopo aver spento pc, tablet o smartphone;
  • il 38% degli utenti di età compresa tra i 18 e i 34 anni, controlla i social network come prima cosa al mattino;
  • il 25% avverte vere e proprie sensazioni di disagio nel non poter controllare il proprio profilo Facebook o Twitter o non potendo accedere alla propria mail.

Uso dei social network:  un rapporto di dipendenza

Anche l’Università di Harvard ha condotto ricerche riguardanti l’uomo e l’uso dei social network. Una delle più interessanti sostiene che, durante l’utilizzo delle piattaforme social, gli utenti attivino il “nucleus accumbens”, un particolare sistema di neuroni fondamentale nei meccanismi di rinforzo, nelle situazioni di piacere e di dipendenza. Certo, perchè è chiaro a tutti che i social network creino dipendenza e le condizioni di dipendenza sono spesso dannose per la salute.

Dulcis in fundo, l’Università della California, che ha elencato una serie di disturbi certamente causati dalla dipendenza da social network: irritabilità, voyeurismo, depressione, schizofrenia, narcisismo e ansia.

FOMO-fear of missing out

Con l’avvento dei social network, anzi, con il sopravvento del mondo social rispetto al mondo reale, si è affermata una nuova forma di ansia sociale. Si chiama FOMO, fear of missing out, ovvero paura di perdersi qualcosa, un evento, una festa, una situazione importante. Paura di essere tagliati fuori, che gli altri stiano facendo qualcosa di importante, paura di non vivere al meglio. Si tratta di un disordine psicologico generato dall’utilizzo eccessivo della tecnologia.

Come riconoscere la FOMO?

Secondo il centro americano Kleiner Perkins Caufield & Byers’s, un utente medio controlla lo smartphone circa 150 volte al giorno, una volta ogni 6 minuti, senza che ce ne sia la reale necessità. Il dato preoccupante è che sono in aumento gli individui che controllano la posta e i loro profili social come prima cosa appena svegli, ogni mattina, non per lavoro, ma per essere al corrente di ciò che fanno gli altri. E’ una vera e propria forma d’ansia, una sorta di isterismo. Quante volte abbiamo visto amici o conoscenti premere, alla stregua di un tic nervoso, il tasto del proprio smartphone senza che abbiano ricevuto notifiche? Quante volte l’abbiamo fatto noi stessi?

FOMO social network

La FOMO non è un disturbo nato nell’era dei social network, è sempre esistita, gli uomini ne soffrono irreparabilmente da quando esiste la società. Decine e decine di anni fa ci si sentiva a disagio se non si veniva invitati a un compleanno, a una festa, se non si poteva partecipare a un evento o non si era stati presenti ad una situazione specifica. Ma i social network hanno fatto diventare la FOMO virale.

Come guarire dalla FOMO?

La FOMO è la forza che guida l’uso dei profili social, ne soffrono soprattutto gli individui dai 16 ai 35 anni, di sesso maschile, nasce dall’eccessivo e smisurato utilizzo di piattaforme social e, per guarire, bisogna riequilibrare il rapporto che si ha con i propri canali social.

Non è colpa degli smartphone, non è colpa di Zuckerberg e neanche degli hashtag. E’ colpa del nostro rapporto con il web, con il mondo social. Sì, perchè vivere in un mondo di condivisione, di interazione e coinvolgimento è bello, ma bisogna stare attenti al lato oscuro.

Dipendenza social network

La sociologa americana Marta Beck, in un articolo dal nome “3 Strategies to beat your fear of missing out” sostiene che “se qualcuno nella storia è mai morto di FOMO, quella è Emily Dickinson, un’agorafobica che ha vissuto in un mondo virtuale senza lasciare mai la sua casa. Ma ancora oggi milioni di persone leggono le sue poesie, che raccontano la vita in maniera incomparabile”.

Rimanendo tra i confini italiani, come non pensare al genio di Recanati, a quel poeta che nel 1800, dalla biblioteca della sua casa, osservava la donzelletta venir dalla campagna, era segretamente innamorato di Silvia e non partecipava al sabato del villaggio. Leopardi, come molti altri personaggi celebri e non della sua epoca e della nostra, probabilmente soffriva di FOMO.

Ma per affrontare una paura bisogna essere consapevoli di se stessi e di ciò che ci circonda. Il giusto equilibro tra il reale e il virtuale può restituire la stabilità persa in un mondo troppo social.
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