Lanciato in sordina nel Marzo del 2010, la popolazione di Pinterest è arrivata a sfiorare i 4 milioni alla fine del mese scorso, nonostante al momento sia possibile iscriversi solo per invito. Sempre per parlare di numeri, attualmente è al quinto posto per numero di accessi giornalieri, scavalcando senza problemi e senza troppo rumore il “nuovo” G+.

Definirlo social network sarebbe forse riduttivo, anche “luogo dove condividere foto”, Mashable lo presenta come “a vision board-styled social photo sharing website and app“, forse troppo complesso, anche se da questa frase emergono gli elementi principali di Pinterest: vision-photo-sharing.

Vision: in effetti l’aspetto estetico è la prima cosa che attira la nostra attenzione, l’organizzazione delle foto sul wall potrebbe a prima vista far sentire l’utente smarrito, un layout meno immediato ma più coinvolgente che ci introduce a qualcosa di diverso, di nuovo.

Photo: la caratteristica principale del network, Pinterest è basato sulla condivisione di immagini, ma a differenza di altri social network nati da questa esigenza è riuscito meglio ad introdurre l’aspetto “sociale”.

Sharing: l’aspetto di interazione è basato sul “pin”, degli appunti visivi suddivisi in boards grazie al quale è possibile appuntare l’immagine che ci interessa e che al pari del Tweet o del post da la possibilità all’utente di condividerlo “repin” o interagire con i “classici” like e commenti.

Forse Pinterest non è un luogo per tutti, anche se di grande semplicità di utilizzo, così come non è per tutti i brand (per fortuna), dovrebbero essere privilegiate quelle aziende che fanno dell’immagine una ragione di vita, probabile quindi che vedremo aumentare a dismisura delle company board per i brand di moda e abbigliamento o nel settore food & beverage.

Probabile anche che vedremo board di qualsiasi tipo di brand, vista la possibilità di etichettare con un prezzo l’immagine del prodotto e di linkarla ad un url esterno. Il rischio (per l’utente) in tal caso è che Pinterest si possa trasformare in un mero grande catalogo virtuale, togliendo così spazio a quanti lo stanno utilizzando per scopi non commerciali.

Come tutti i social network andrebbe utilizzato se si ha qualcosa da dire e in questo caso da mostrare, non deve diventare un passaggio obbligatorio di una strategia aziendale soltanto perché “gli altri ce l’hanno“.

In rete tra l’altro si trovano già dei consigli su come utilizzarlo, non sembrano molto diversi da quelli che anticipavano l’ingresso di un’azienda su Facebook: “partecipare alla conversazione“, “non essere autoreferenziali“, “non promuovere solo contenuti business“, “collegarlo agli altri social network” etc… Pensiamo e crediamo si possa e si debba fare molto di più e di diverso, adattare la strategia al mezzo, che è di per sè originale, vediamo come si muoverà il mondo del marketing non convenzionale.
Nel frattempo non vi diamo ulteriori consigli, iniziate semplicemente ad utilizzarlo.

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