E come molti avevano previsto, la nuova nata in casa Ceres si è dimostrata essere solo una bufala!

Nessuna birra dal colore rosa al gusto di lampone e zenzero da 3,7° pensata per un pubblico prettamente femminile!

Ceres Soft Ale caratteristiche

Per quel paio di persone che non ne avessero sentito parlare, riassumiano quello che sarà uno dei case più discussi dei prossimi anni.

Il 19 marzo erano iniziati i post dedicati a questa grande novità tutta rosa, ma solo il 24 sulla pagina facebook ufficiale di Ceres appare il post che rimanda al sito dedicato alla nuova nata del birrificio danese.Ceres Soft Ale Brewmaster

Fin qui tutto ok, nulla di nuovo. Visitando il sito si può non solo visionare lo spot dedicato al prodotto lanciato, ma anche commentare, tramite messaggi anonimi, questo nuovo nettare dissetante.Ceres Soft Ale Post

E qui iniziano le particolari circostanze che fanno rizzare le orecchie a chi bazzica un po’ il mondo dei social e del web: i messaggi vengono infatti pubblicati senza nessun filtro né moderazione, chiunque può dire ciò che vuole. E ovviamente non tardano ad arrivare i primi insulti, oscenità e prese in giro. Con tanto di riferimenti a competitor e paragoni tra la birra rosa e altre sostanze rosa divenute famose sul web in quanto utilizzate impropriamente come bevande. Insomma, tutti i requisiti di un buon epic fail che si rispetti.

Da subito si sono quindi alternate le opinioni di chi già gridava ad un nuovo caso di ingenua e non professionale gestione del brand sul web, da una parte, e di chi invece ci vedeva una mossa di marketing creata sulla scia della caccia mediatica ai fail, tanto di moda in questo periodo.

L’incredulità era dovuta soprattutto ad una considerazione: possibile che dopo i noti casi di suicidi (social) mediatici di Cynar e Algida (per restare in territorio italiano) ci sia ancora qualche brand manager così imprudente e incompetente da affidarsi a creativi dell’ultimo minuto?

Ceres Soft Ale Couwntdown

Pubblicità buona VS pubblicità “cattiva”

Di certo è stata tutta pubblicità gratuita per il brand, ma siamo sicuri che valga ancor l’aforisma di Oscar Wilde che asseriva “Bene o male, basta che se ne parli”?

Dando un’occhiata ai messaggi sul wall del sito e su facebook forse la risposta è no.

Quali sono stati i fattori che hanno fatto capire con largo anticipo che ci si trovava davanti ad una trovata pubblicitaria? Beh, intanto sul sito era presente un countdown che scandiva le ore che mancavano all'” Esperienza più soft di sempre” e il conto finiva alle 10 di martedì 1 aprile: martedì 1 e non lunedì 31, impossibile quindi non pensare immediatamente ad un pesce d’aprile, subito ipotizzato dagli utenti.

Altro indizio: un messaggio comparso sul wall da parte di Claudia Gambaro, Field Marketing Director Di Ceres, metodo alquanto improbabile per impartire direzioni ai dipendenti.

Ultima pulce nell’orecchio: il video dello spot della pink beer: troppo patinato, troppo finto, troppo rosa! Ok che in teoria era una birra leggera e adatta ad un pubblico femminile, ma a tutto c’è un limite. Spot Ceres Soft Ale
Ora che l’arcano è stato scoperto e sappiamo che in realtà la birra allo zenzero non esiste e che tutta questa trovata serviva semplicemente a far passare l’idea che la Ceres è già perfetta così com’è, rimarrà il ricordo di un caso di marketing interessante da analizzare per capire i comportamenti del pubblico in un media tutto sommato ancora nuovo per l’Italia e che ha dimostrato di non essere per niente sprovveduto o disinformato. Decisamente una buona notizia per il paese e un punto da tenere in considerazione per la pianificazione di tutte le future campagne web.

Solo il tempo ci dirà se sia stata una mossa simpatica e intelligente o un boomerang. Per ora possiamo solo dire che abbiamo tutti imparato a non scherzare col fuoco (rappresentato in questo caso dagli utilizzatori della rete) e che una moderazione attenta, anche se non per forza respressiva e seriosa, è SEMPRE necessaria.

Non iniziamo poi a parlare del capitolo “birra rosa e leggera per donne” perché le accuse di sessismo e visione retrograda della donna sono fin troppo palesi per poter anche solo pensare alla veridicità di una campagna del genere. O almeno noi preferiamo pensare che sia così!

Ecco il video completo postato oggi, che utilizzando l’auto-ironia svela il reale intento di tutta questa operazione. Ok, forse non perfettamente riuscita, almeno per quanto riguarda il fattore sorpresa, ma che può essere considerato un coraggioso tentativo di portare anche nel mercato pubblicitario italiano la vena comica utilizzata già da decenni all’estero.

E non dimentichiamo che non saremo costretti a vivere in un mondo con una birra rosa. Non è poco, visti i tempi che corrono.

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