Ogni giorno in tutto il mondo Google viene interpellato da milioni di utenti con le domande più varie e, almeno nella maggior parte dei casi, fornisce risposte corrette o comunque inerenti con l’oggetto delle ricerca. Ma come fa Big G. ad avere sempre “la risposta giusta”?

Come fa Google a fornirci sempre le risposte giuste?

Nella SERP (Search Engine Report Page) Google vuole darci esattamente quello che stiamo cercando: per farlo utilizza una serie di algoritmi che permettono di capire i bisogni, il linguaggio e le reali intenzioni degli utenti.
Siete a Bologna e volete mangiare una pizza? Chiedete a Google “Pizzeria a Bologna” e lui troverà quelle più vicine a voi, con le recensioni migliori e in linea con i vostri interessi e le vostre precedenti ricerche.
Volete sapere quando è nato un attore, o quando è scoppiata una guerra, o in che giorno è morto Napoleone? Vedrete la SERP brulicare di risposte, anche se non è detto che tutte siano corrette.

Sembra però che Google si stia attivando anche in questa direzione: da un po’ di tempo infatti circola la notizia relativa alla scoperta di un “algoritmo antibufala”.

antibufala news
Mai più bufale quindi? Non è esattamente così che stanno le cose: cerchiamo di fare chiarezza.

Cos’è l’algoritmo anti-bufala? Ecco come funziona il Knowledge-Based Trust score

Si tratta di uno studio presentato da un team di 7 ricercatori di Google, dal titolo “Knowledge-Based Trust: Estimating the Trustworthiness of Web Sources” (Fiducia basata sulla conoscenza: stimare l’attendibilità delle fonti sul web).
In pratica, lo studio propone un nuovo approccio per valutare la qualità dei siti web basato sulla correttezza delle informazioni che contengono.
Meno errori ci sono, più la fonte sarà ritenuta attendibile, mentre saranno individuate e penalizzate in termini di posizionamento le fonti contenenti informazioni false: una fonte con pochi fatti falsi è considerata degna di fiducia.

Google Trust Me

Il team si è posto l’obiettivo di stimare l’attendibilità di circa 120 milioni di pagine web, estrapolando le notizie e confrontandole con il Knowledge Vault, il database contenente 2,8 milioni di fatti verificati dagli algoritmi di Google.
Si tratta comunque ancora di test, seppur con risultati molto incoraggianti: l’algoritmo di cui tutti parlano infatti è ancora in fase di studio e sviluppo, per eliminare gli errori (ad esempio quelli generati al momento dell’estrapolazione) e colmare alcune lacune.

La battaglia contro il click-baiting: ci aveva già pensato anche Facebook

Con click-baiting si intende quella pratica che consiste nel creare post con il solo scopo di acquisire traffico, che si presentano con un titolo accattivante e senza informazioni precise sul contenuto (ad esempio: “Non crederai mai a cos’è successo a questa ragazza. Clicca qui per scoprirlo”) per attirare l’attenzione e invogliare a cliccare.

Qualche mese fa anche Facebook si è attivato per tutelare gli utenti contro questo tipo di “notizie”, penalizzando questi contenuti in termini di visibilità. Come? Valutando il tempo di permanenza degli utenti sui siti che puntano fuori dal social network e le interazioni con il contenuto dopo aver seguito il link.

Popolarità e notizie attendibili: quali altri fattori per il posizionamento?

Non soltanto link popularity: quando pensiamo i contenuti per un sito dobbiamo mettere l’utente e i suoi bisogni al primo posto, proponendogli contenuti che siano quindi di qualità e “freschi”, aggiornati, che suscitino un interesse tra gli utenti tale da far nascere in modo spontaneo i link in entrata – ovviamente meglio se da fonti autorevoli e “a tema”.
È chiaro ormai che è in atto una rivoluzione per quel che riguarda posizionamento su Google e modo di fare SEO. Lo spiega bene Giorgio Taverniti nell’evento di approfondimento GT Study dedicato alla “Search Revolution”, che ha fatto tappa anche a Bologna (e MagillaGuerrilla non poteva mancare).

Audiweb - Total  Digital Audience Gennaio 2015

Considerando infine la crescita delle ricerche da mobile (secondo il report di Audiweb relativo a gennaio 2015, su 22 milioni di utenti unici online nel giorno medio più di 17 milioni erano da mobile), non va dimenticata l’importanza di realizzare un sito mobile-friendly: dal 21 aprile 2015 infatti, nelle ricerche da mobile Google favorirà proprio i siti ottimizzati per smartphone e tablet.

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https://magillaguerrilla.it/attendibilita-fonti-web-algoritmo-antibufala-google/
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