Twitter in Borsa

Anche Twitter crolla in borsa. Cosa è successo alla creatura di Dorsey-Williams?

 

Uno dei social network più popolari, Twitter, non regge alla scadenza del lock out e crolla fino a raggiungere il -17,8%.

31,8 dollari ad azione, tanto vale una singola azione di Twitter, l’uccellino blu più popolare dei social network. Lo scorso 7 novembre Twitter era approdato in Borsa, neanche sei mesi dopo, scaduto il lock up, ovvero il vincolo che vietava ai dipendenti e ai manager della società di vendere le azioni, è avvenuto il crollo: -17,8%.  A rimanere fiduciosi nel futuro del social network sono stati gli investitori di circa 205 milioni di titoli, tra cui i cofondatori Jack Dorsey ed Evan Williams e l’amministratore delegato Richard Costolo. Anche la società di venture capital Benchmark e Rizvi Traverse Management, maggior azionista, ha annunciato che non venderà le sue azioni. Ma ben 489 milioni di titoli si sono volatilizzati.

Perchè Twitter si sta dimostrando essere un looser tra i social network?

Il motivo risiede nei numeri: anche se può vantare ben 500 milioni di utenti attivi, Twitter fatica a trovare il suo modello di business e di guadagno.  Nonostante i vari tentativi è, di fatto, un social media poco redditizio. Nei primi tre mesi del 2014 Twitter ha ricavato 250 milioni di dollari, il doppio rispetto ai ricavi dello stesso periodo del 2013. I ricavi sono raddoppiati … e le perdite sono triplicate, tagliando il traguardo (negativo) di 132,4 milioni di dollari. Alla luce di questi dati, sembrerebbe chiaro che Twitter non rappresenta attualmente un modello di business dagli ingenti guadagni.

Social network Twitter Borsa

Twitter si avvicina a Facebook: nuovo layout, vecchie sensazioni

Sarà questo il motivo per cui, dal 28 maggio avremo tutti la nuova grafica, più simile a Facebook? Per ovviare a questioni di redditività, Twitter si sta dotando di una nuova linea grafica. Qualcosa di nuovo e originale? No, qualcosa di già visto e familiare, che ci ricorda tanto Facebook.

Lo scorso 23 aprile Twitter ha offerto a tutti gli iscritti la possibilità di usare il nuovo layout che favorisce una narrazione visuale ed emotiva su una piattaforma nata soprattutto per brevi comunicazioni testuali.
Molti utenti, soprattutto gli old user, sono rimasti scettici e hanno preferito continuare a usare il precedente layout a sfavore di questo restyling che sembra omaggiare Mark Zuckerberg.

Dal 28 maggio il nuovo layout sarà obbligatorio per tutti gli utenti.
Molte sono le ipotesi alla base di questo cambiamento di interfaccia. Quello maggiormente quotato riguarda le pressanti richieste degli investitori che esigono il coinvolgimento di più utenti da mettere in contatto con i propri brand. Il nuovo layout, richiama fortemente la bacheca di Facebook: immagine 150×150 px come header, immagine profilo 400×400, un tweet “fissato” in alto, a sinistra le informazioni utente e a destra suggerimenti e trending topics. E i tweet più condivisi diventano più grandi degli altri. Dalle ultime indiscrezioni emerge anche l’ipotesi di eliminare gli hashtag da Twitter: lo renderebbero un social “geek”, eccentrico, elitario, solo per esperti e appassionati di internet, insomma un social non per la “massa”.

Twitter simile Facebook

Twitter: quali i cambiamenti positivi del nuovo layout?

La Converseon, social media agency americana da sempre “sul pezzo” per ciò che concerne lo studio delle interazioni “brand e utenti”, ha condotto una ricerca riguardo le relazioni che i brand sono in grado di creare sui social network. Dallo studio è emerso che i social media consentono ai brand di avere interazioni positive con gli utenti e, tra i vari social, Twitter è incline a conversazioni più positive rispetto a Facebook.

Le conversazioni, i momenti di contatto tra brand e utente, sono parte essenziale della strategia social.
Grazie allo studio di Converseon, sappiamo che ben il 55% delle interazioni su Twitter hanno una connotazione positiva, il 25% delle interazioni sono neutre e il 20% negative. Su Facebook, invece, i dati cambiano: 49% di interazioni positive, 32% neutre e 20% negative. Lo studio ha analizzato anche le conversazioni di Google +, le quali sono positive per il 53%, neutre per il 29% e negative solo per il 18%.

grafico Converseon

Dorsey, Williams e tutti i Twitter addicted saranno sollevati nell’apprendere che il social network, almeno in questo studio, occupa il primo posto.
Un po’ meno sollevati forse sono i brand che mirano al presidio di Twitter. Nonostante l’interazione brand/utente sia il “plus” che contraddistingue Twitter dagli altri social network, gli sviluppatori dell’uccellino blu hanno scelto di introdurre un’opzione in grado “mettere a tacere” gli account troppo invasivi.
L’opzione “Mute”, da poco disponibile fra le opzioni di Twitter, permette di rimanere follower di un brand e allo stesso tempo di non visualizzarne più i contenuti all’interno del proprio stream.
L’unico modo per emergere dal “mute”, per alcuni brand, sarà ricorrere all’advertising su Twitter, da sempre proibitivo per il mercato italiano, composto più che altro da PMI.

Twitter mute

Twitter, ha fatto ben più di un omaggio a Zuckerberg nella scelta del nuovo layout: sembra aver scelto di adottarne la stessa policy nei confronti della aziende.

Ai brand presenti su Twitter potrebbero rimanere solo due scelte: investire nel circuito adv senza una strategia costruttiva, oppure imparare le norme base di una gestione strategica di digital PR e influencer, al fine di investire non in un mero circuito ADV ma veri e propri momenti di relazioni digitali e fiducia.
Le interazioni sui social media rappresentano momenti di crescita che migliorano l’azienda, perchè non sfruttarli e cogliere ciò che il web ha di meglio da offrire?

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