Fund-rasing e social network: un’insolita accoppiata che negli ultimi anni ha permesso di sviluppare iniziative di raccolta fondi dall’incredibile portata,  grazie alla rapidità di diffusione dei messaggi e alla possibilità di fare rete delle nuove dinamiche di networking.
Anche le aziende stanno scommettendo su diverse tipologie di strumenti online per comunicare la propria “corporate social responsability” ma il web e i media sociali hanno regole particolari che vanno rispettate.

LA CORPORATE SOCIAL RESPONSABILITY DIVENTA CONDIVISIONE

Dopo lo tsunami che ha colpito l’Asia nel 2004, negli Usa sono stati raccolti immediatamente 350 milioni di dollari, di cui ben il 65% provenivano da internet, contemporaneamente nel Regno Unito è stato toccato il record di raccolta fondi on line quando 135.000 persone hanno donato 5 milioni di sterline.

Ad oggi qualsiasi attività di fund-raising deve, quindi, tenere conto che comunicare on line è utile oltre che inevitabile.
Questa tesi viene confermata dalla ricerca fatta dalla società americana Blackbaud (Charitable Giving Report 2013) che ha evidenziato come a livello globale vi sia stato nel 2013 un aumento delle donazioni online del 13%.

fund-rasing social network  research

In Italia si tende a condividere poco la filosofia della donazione online per un motivo soprattutto culturale e le organizzazioni guardano lo strumento digitale ancora con titubanza. Secondo una ricerca realizzata dall’Istituto Italiano della Donazione (IID), in collaborazione con l’Associazione Italiana Fundraiser (Assif), tra le 200 organizzazioni prese a campione vi è stato un aumento delle donazioni online solo del 4%.

Il web rappresenta sicuramente uno strumento di visibilità eccezionale per il fund-raising. Lo stesso Google ha messo a disposizione Google Grants, un programma di Google Adwords dedicato alle organizzazioni non profit, che permette di realizzare campagne SEM utilizzando un budget mensile di 10.000 $ in maniera completamente gratuita. Tuttavia la maggiore possibilità di far circolare informazioni rischia di causare anche una maggiore confusione rispetto alle fonti portando ad una dispersione del target.

Fundraising online

Organizzazioni non profit e social media: coinvolgimento, dialogo e fidelizzazione

Il compito delle organizzazioni è quindi quello di posizionarsi in maniera forte e continuativa sul web, superando la raccolta fondi specifica e diventando credibile ed autorevole agli occhi delle persone: in questa prospettiva risultano molto utili i social media.

Un corretto utilizzo dei canali social deve, per questo motivo, partire da una strategia a medio/lungo termine che tenga conto del fatto che, anche se sono importanti i contatti, misurabili con i numeri di follower o di like, il follow up deve rappresentare il fine ultimo di queste attività, in termini di conversioni in donazioni, partnership e forme di sostegno. I social network, quindi, devono diventare strumenti di coinvolgimento, dialogo e fidelizzazione spesso cercati dai donatori stessi.

Il modo migliore per raggiungere questo obbiettivo consiste nel riuscire a creare uno storytelling trasparente dell’organizzazione, preferendo quei canali che possano veicolare meglio la nostra storia integrandola con gli spazi online delle organizzazioni: sito web, blog, etc. L’obiettivo è quello di generare un racconto co-creato con gli utenti, che abbatta lo scetticismo e sia in grado di coinvolgere i contatti raggiunti, sensibilizzando in maniera forte rispetto alla causa, raccontando la vita dell’organizzazione, rendicontando i risultati e, solo dopo, proponendo una donazione.

Crowdfund-Cause related marketing

Fund-rasing sui social network: comunicare e condividere cause sociali sul web

Le opportunità offerte dalla rete permettono alle aziende di amplificare il proprio impegno in cause sociali con donazioni dirette, forniture gratuite di beni e servizi e attività di cause related marketing, come nel caso delle piattaforme di crowdfunding, quali Kiva.org e Buonacausa.org, o del nascente progetto Wyg Wyg, dove, a fronte di un acquisto di spazi pubblicitari, le aziende possono finanziare i progetti culturali e sociali di varie ONLUS. Tuttavia, all’interno di queste piattaforme, le iniziative promosse trovano maggiore successo quando sono focalizzate su una causa molto specifica che parte dalla community amicale e familiare degli utenti. Per questo motivo un’azienda che decide di sostenere un’associazione, se vuole che il modello win-win sia realmente attuato, ha l’obbligo di entrare a pieno nel progetto verificandone la qualità, conoscendone tutte le fasi e mettendo a disposizione i propri mezzi ed i propri canali di comunicazione e marketing per la diffusione del progetto. Gli stakeholder di un’azienda saranno, infatti, maggiormente coinvolti in un “racconto”, quanto più l’azienda  condividerà informazioni attraverso tutti i propri canali web e social e li renderà intimamente partecipi dell’evoluzione della causa sostenuta.

Articolo scritto da Francesco Ghigliotti per il numero 24 di “Futuro”, supplemento di “Fare” rivista di Unindustria Bologna

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