Sono passati ormai 3 anni dalla campagna elettorale di Magilla Sindaco alle elezioni comunali di Bologna del 2011, ed il marketing virale è entrato di diritto nel bagaglio degli strumenti degli spin doctors dei candidati.

L’esempio di viral marketing elettorale che ha centrato in pieno l’obiettivo

Non era uno scherzo, una goliardata o una “trovata pubblicitaria” come qualcuno, anche legittimamente, ha voluto definirla. Al contrario è stato un esperimento per mettere alla prova le competenze di MagillaGuerrilla in socialmedia, viral e guerrilla marketing, messe al servizio di un candidato immaginario (ma non per questo meno interessante di certe mummie da tribuna politica, tanto per buttarla un po’ in caciara… hey, sono le elezioni bellezza!). Ha funzionato? Ha funzionato. Gli obiettivi in termini di newsmaking, awareness e interazioni sono stati centrati.

MagillaGuerrilla elezioni amministrative marketing virale

Quello che invece non ha funzionato lo abbiamo visto nei 3 anni successivi. I due principali partiti che si contendevano il potere da vent’anni non hanno saputo integrare efficacemente i social media nella loro strategia di comunicazione politica. Questa incapacità è sicuramente una delle concause che hanno determinato la progressiva erosione del loro consenso. Infatti non sono più i “due principali partiti”.

Intendiamoci: non è utilizzando i social media che si può pensare di portare al voto un elettorato anagraficamente (e per certi versi soprattutto “esistenzialmente”) anziano. In altri termini il social media marketing può essere utilissimo per parlare a (o meglio… “con”) la fascia di elettorato più giovane e desiderosa di partecipare attivamente, di schierarsi. Ma in un paese “mediaticamente analfabeta” è ancora la TV a giocare una partita importante nella costruzione del consenso. In ogni caso pare che per le elezioni europee 2014 l’esercito di astensionisti rappresenti il vero pubblico di riferimento delle ultime attività di propaganda dei candidati italiani, determinando quindi una sostanziale imprevedibilità dei risultati elettorali, che si decidono ormai nell’ultima settimana di campagna nonostante i sondaggi. Cioè questa settimana. E allora andiamo a vedere cosa si sta muovendo sotto il sole della propaganda politica 2.0.

Elezioni: propaganda viral e social fatta di hashtag per convincere gli indecisi

Intanto potremmo dare uno sguardo all’interessante classifica elaborata da Obodigital che, grazie al suo software di media monitoring, ha creato un osservatorio sulle elezioni europee 2014. La classifica giornaliera risale fino ai 7 giorni precedenti, ordinando i nomi e le liste in base all’ampiezza dell’audience dei canali ufficiali Facebook, Twitter ed Instagram, registrata dal software. Scopriamo così che nell’ultima settimana i più citati in rete non sono quelli che forse ci potremmo aspettare, bensì “Lega Nord” e “Fratelli d’Italia”. Ne dovremmo dedurre quindi un exploit elettorale di queste liste? No, non è parlando al proprio elettorato tradizionale, compattando la propria base, che i partiti politici possono sperare di attirare consensi in questa tornata elettorale fluida e un po’ svogliata (su cui in ogni caso graverà l’assenza di un vero dibattito sui programmi politici). Al contrario sono i soggetti capaci di intercettare il voto degli indecisi ad avere maggiori chance di successo stavolta.

classifica giornaliera elezioni

Il M5S pare aver appreso questa lezione ed infatti ecco Grillo, solitamente impegnato sul suo blog e nelle piazze, spendersi nel salotto di Vespa alla ricerca di quell’elettorato estraneo (forse anche refrattario) al mouse e alla tastiera. E mentre Renzi cerca di rubare voti ai delusi dal berlusconismo (e agli “spaventati da Grillo”), il M5S, che quei voti di centrodestra ha già cominciato ad intercettarli da tempo, si concentra definitivamente nella ricerca degli indecisi. La capacità del movimento di utilizzare efficacemente diversi media nonostante le resistenze di quelli più tradizionali, è straordinaria. Prova ne sia il selfie di Grillo e Vespa. Facile profezia anticipare che questa capacità influirà sul risultato elettorale.

 

Forse la tendenza più interessante di questi mesi di propaganda è il massiccio uso degli hashtag che liste e candidati hanno cominciato ad utilizzare. Le caratteristiche degli hashtag si prestano, infatti, molto bene a veicolare consenso e viralità: sono semplici da usare, spendibili dai candidati ma anche utili agli utenti per trovare contenuti rilevanti e, soprattutto, multipiattaforma. Dal florilegio di #EnricoStaiSereno, all’esplosione del recente #VinciamoNoi con cui il M5S sta lanciando tutti i supporti multimediali per la campagna elettorale, non ultimo il video relativo alle “Elezioni Europee” nella lista dei più visti su YouTube, che parla proprio (finalmente!) dei programmi. In assenza di contenuti e programmi l’hashtag diventa massima espressione di sintesi politica, ed anzi strumento di propaganda. Tifare in fondo è facile, basta cliccare “condividi”.

Purtroppo (per tutti) è stata però una foto del profilo Facebook di un’addetta stampa in costume ad aver dominato l’agenda setting della cronaca politica per una settimana, non certo i contenuti e le proposte di questo o quel partito (o “movimento”, pardon). E allora torniamo al punto di partenza: chi riesce a vincere è il candidato che riesce ad integrare una strategia di socialmedia e viral marketing con una più ampia strategia di comunicazione crossmediale, tra carta stampata, piazza, e TV.

E Magilla Sindaco improvvisamente sembra un gigante in mezzo ai nani.

 

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