ebook situazione mercato italiano

E-book quali sono i principali ostacoli alla diffusione?

Nel report sulla Produzione e lettura di libri in Italia pubblicato dall’Istat per gli editori nazionali, la scarsa alfabetizzazione informatica dei lettori sarebbe l’ostacolo principale per la diffusione degli e-book in Italia. Tuttavia analizzando i dati ed incrociandoli con altri, la problematica potrebbe trovarsi un po’ più a monte e l’affermazione potrebbe apparire come la giustificazione di un miope che da la colpa agli oggetti del proprio problema perché sono troppo lontani.

Secondo l’Associazione Italiana Editori (AIE) lo scenario Italiano che emerge dalle vendite editoriali del 2012 è quello di un paese dove la domanda è in calo continuo e dove in alcune case i libri sono del tutto assenti. Il libro come mercato complessivo, compreso rateale, book club, collezionabili, export, vendite a biblioteche, nel 2012 segna un -8,4%. Al contrario lentamente, ma in modo continuo, si sta espandendo il consumo di prodotti editoriali digitali. Nel 2012 la quota di mercato trade degli e-book, esclusi quindi quelli scolastici, universitari e reference, è compresa tra l’1,8% e il 2%.

Tuttavia se si confrontano i dati dell’incidenza dell’editoria digitale con l’intero comparto l’immagine definitiva che emerge è quella di una nazione arenata al 2,5%, più o meno in linea con Francia e Spagna, ma meno della metà di quello tedesco, e poco più di un decimo di quello Inglese. Per comprendere il gap che divide il nostro paese dallo scenario internazionale basti pensare che l’anno prossimo negli Stati Uniti si vedrà il sorpasso delle vendite di libri digitali su quelle del libro cartaceo e che, secondo la ricerca A.T. Kearney, entro il 2015 gli e-book potranno rappresentare il 59% del mercato del libro trade, seguito da vicino da quello britannico con il 41%. L’Italia nella stessa previsione viene catalogata come uno dei paesi europei con la quota più bassa, intorno al 10%.

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Crescita mercato e-book: minaccia o opportunità?

Quindi in una situazione di questo tipo quello che verrebbe da pensare è che il mercato digitale potrebbe rappresentare la cura per un settore in forte calo, ma se leggiamo i dati non di assorbimento ma di offerta vedremo che l’editoria stessa, probabilmente schiacciata ed impaurita dalla crisi economica, stenta a individuare nuovi modelli di business per il cartaceo e molto probabilmente ancora vive la crescita del mercato e-book come una minaccia diretta, invece che come un’opportunità.

Nel 2012, come rileva l’Istat solo il 21% delle opere pubblicate a stampa nel nostro Paese è stato reso accessibile al pubblico anche sotto forma di e-book e di questi l’86,4% dei prodotti pubblicati in digitale è comunque stata realizzata solo da grandi editori ed infine solo il 5% degli editori ha pubblicato titoli esclusivamente in formato digitale.
Secondo gli editori intervistati dall’Istat, pur riconoscendo che esista un nicchia di consumatori che apprezza il mercato degli e-book per diverse motivazioni, prezzo di vendita, facilità di trasporto e archiviazione contenuti oltre che la personalizzazione della propria reading experience, il “libro elettronico” trova difficoltà a penetrare nel nostro paese a causa di una scarsa alfabetizzazione informatica e per una passione romantica per la carta. Così mentre in Italia le industrie tradizionali del libro pensano ad una auto-conservazione e a risolvere la dicotomia digitale vs cartaceo, i player globali, come Amazon, Google, Apple, Samsung, accelerano la trasformazione di un rapporto che nel mondo è già visto come una simbiosi.

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Un dato messo in evidenza dall’Istat conferma questo errore di approccio alla questione: in Italia tra gli utenti che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi ma che dichiara di non comprare abitualmente libri, il 9,4% hanno scaricato o letto libri online, questo dato conferma quindi come la diffusione degli e-book potrebbe rappresentare un traino anche per le vendite del settore cartaceo.
Questo processo è rafforzato dal fatto che in futuro ci saranno generazioni di lettori cresciute sulla rete con in mano dei device mobili, ragazzi che a scuola e in biblioteca utilizzeranno e-book invece che pesantissimi tomi, questo almeno se il decreto Profumo troverà reale attuazione, futuri consumatori con esigenze diverse a cui gli editori, speriamo italiani, dovranno per forza rispondere abbandonando scudi di carta ed impugnando spade digitali.

(Articolo scritto da Francesco Ghigliotti per il numero 23 di “Futuro”, supplemento di “Fare” rivista di Unindustria Bologna)

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